domenica 30 maggio 2010

"La nostra paura più profonda non è di non essere all’altezza. La nostra paura più profonda è che siamo potenti oltre misura. E’ la nostra luce, non la nostra oscurità, che più di altro ci atterrisce. Noi ci chiediamo: chi sono io per essere eccelso? Ma chi sei tu ora per non esserlo? Tu sei un figlio di Dio. La tua modestia non serve al mondo. Non si ha illuminazione se ci si nasconde; la gente che ti è intorno non vuole sentirsi insicura. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. E non è solo in alcuni, è in ognuno. E se facciamo risplendere la nostra luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di comportarsi allo stesso modo. Se ci libereremo dalla nostra paura, la nostra testimonianza automaticamente libererà gli altri."
( NELSON MANDELA, 1984).

domenica 25 aprile 2010

Il Mondo Che Vorrei

Vorrei un mondo pulito, altruista, unito, non ipocrita, alla ricerca di nuovi e vecchi valori, in cui si costruisca per il futuro invece di consumare il presente. Vorrei un mondo dove non esista più il denaro, un mondo dove tutto possa essere per tutti, un mondo in cui più nessuno debba dipendere da qualcuno ma in cui tutti possano essere utili. Vorrei un mondo in cui la debolezza del singolo possa essere la forza dei molti, affinché anche il piccolo possa sentirsi forte insieme a loro. Vorrei un mondo senza confini ma sempre rispettoso delle differenze e delle libertà altrui, un mondo di rispetto: per se stessi, per gli altri, per la natura e per qualsiasi altra forma in cui possa manifestarsi la vita. Vorrei un mondo in cui si possa essere liberi: liberi di essere se stessi e di manifestarsi in sintonia con la Grande Legge Universale, liberi di essere felici, liberi di sorridere. Che il sorriso possa essere l’unica vera legge scritta che esista: un sorriso vero, di cuore, contagioso. Vorrei un mondo in cui non esistano più segreti, un mondo trasparente in cui sbagliare è umano ma che questo non porti ad altri errori ma solo alla volontà di migliorare. Vorrei un mondo senza lacrime, senza litigi, in cui le incomprensioni possano essere motivo di un sorriso e che la rabbia possa essere sconfitta per sempre, insieme all’ego.
Vorrei un mondo semplice: semplice nei pensieri, nelle parole, nei fatti…

domenica 21 marzo 2010

Porre fine alle illusioni

Quanto sono debole!
Più sogno di vivere in un certo modo e più mi allontano dalla strada che dovrei percorrere per realizzarlo. Vivo la mia contraddizione appieno. Le mie azioni non riflettono ciò che invece dentro di me vorrebbe vivere. Mi lascio andare agli errori già compiuti incapace di dare una svolta definitiva in armonia con i miei desideri. Tanto è la contraddizione che non so qual è la realtà della mia natura. Chi sono? Cosa sono? Dove voglio andare? L’eterne domande dell’uomo vivono in me oggi più che mai. Chiedo aiuto ma forse il primo aiuto lo dovrei chiedere a me stesso. Disciplina! Ecco ciò che mi occorre. Ritrovare la mia fede…anzi imparare ad aver fede! Fede in me stesso ma soprattutto la fede in Dio. La mia solitudine più che fisica è Spirituale! Ho bisogno di Spiritualità, quella vera, sentita fin dentro il midollo, travolgente! Ho bisogno di sentire la vita scorrere dentro di me e vivere di questo. Mi sono separato da Dio, mi sono allontanato da Lui. E ora che mi vorrei riavvicinare sono come perso e non so che strada percorrere. Sono cieco e sordo. Mi sono illuso di essere diverso, di essere speciale, ma sono come tutti gli altri, uguale a chi ho criticato, uguale a chi non volevo essere, uguale a chi insegna ad essere in un modo senza essere capaci di esserlo quel modo. Pieno di tante belle parole ma vuote di vissuto. Sono l’artefice delle mie illusioni: illuso di essere arrivato mentre non sono ancora partito; illuso di aver imparato senza ancor aver iniziato a studiare; illuso di essere diverso mentre sono uguale agli altri.
Domani sarò diverso…così dice chi si illude ancora.
Non domani, ma oggi! Il tempo esiste per permettere di fare non per rimandare. Rimando oggi quello che rimanderò domani e domani non sarò diverso da oggi. Nel presente c’è la vita, nel futuro l’illusione. Il Viaggio parte oggi..

venerdì 26 febbraio 2010

...in risposta alla scienza

Quando si parla di Pranoterapia è inevitabile che s’incontrino negli interlocutori reazioni diverse a seconda della propensione o meno che ognuno ha di accettare l’argomento.
Poiché sembra che la maggioranza sia quantomeno poco informata ritengo che sia doveroso presentare la Pranoterapia non solo più in forma teorica ma proponendola e giustificandola proprio alla luce delle obiezioni che dai più vengono mosse per screditare una realtà che nonostante tutto esiste.
La scienza è il metro di misura che spesso viene usato per “dimostrare” che la Pranoterapia non ha fondamenta scientifiche per dimostrare ciò che enuncia e che quindi possibili guarigioni o effetti positivi che si voglia, non sono riconducibili ad un potenziale effettivo del pranoterapeuta ma tutt’al più possono essere riconducibili ad un fantomatico “effetto placebo”. Per la scienza quindi tutto ciò che è misurabile esiste e tutto ciò che non lo è non esiste. Ecco che in base a questa considerazione, il pranoterapeuta diventa il mago, il ciarlatano, il truffatore, e così via.

(...vai all'articolo)

domenica 21 febbraio 2010

La realtà è la verità

Spesso ci impegniamo in riflessioni profonde alla ricerca della verità, del giusto e di ciò che è sbagliato. Più volte però la verità raggiunta non riesce nemmeno ad essere condivisa tra due persone che volerla presentare ad un pubblico più vasto c’impegnerebbe in uno sforzo senza che questo ci dia quella credibilità necessaria per avvalorare quanto da noi raggiunto. Ognuno infatti difenderebbe la propria convinzione e se ci lasciassimo prendere dalla diatriba ne nascerebbe una lotta con l’unico obiettivo di prevaricare l’uno sull’altro. Ma se riflettessimo sulla vita, questa ci direbbe che esistono diverse verità che ognuno di noi adotta a seconda della consapevolezza raggiunta e che ritiene valide e giuste. Spesso abbiniamo alla nostra verità il termine coerenza ossia la capacità di mantenere nel tempo la verità raggiunta. Essere coerenti è da sempre sinonimo di correttezza, di giusto, di non ipocrisia. Ma la coerenza è anche opposta al termine evoluzione. Ci dimentichiamo che la crescita di un popolo passa attraverso anche a verità non largamente condivise ma che l’esperienza della vita vissuta giorno dopo giorno, trasforma in passi verso una conoscenza più completa. L’incoerenza è evoluzione. L’incoerenza è permettere che il nuovo possa avanzare. L’incoerenza è credere che la vita è sempre in evoluzione ed è lasciare che questa si manifesti e si esprima in ogni suo forma. L’incoerenza è percorrere nuove strade, è aggiungere nuove mete all’esplorazione del sapere. L’incoerenza è accettare la realtà altrui come una verità possibile.
Se raggiungessimo questa consapevolezza, faremmo nostro il pensiero che non esiste la verità. Esistono diverse realtà che dovrebbero vivere come manifestazione ognuna della vita. Capiremmo che la verità è una realtà che vorremmo vivere come quella manifestazione della vita che più ci nutre e che più ci fa sentire vivi e in sintonia con tutto ciò che ci circonda. Capiremmo anche che ogni essere vivente ha la sua verità che lo nutre e che vorrà viverla per come ritiene giusto, così come noi vorremmo essere liberi di vivere la nostra. Imporre una verità come l’unica o darle più valore rispetto ad un’altra è limitare l’esperienza della vita altrui così come limitare la propria.
La vita così come la vorremmo non va imposta, non va approvata, non va difesa, va vissuta. Se c’impegnassimo a vivere la nostra realtà anziché combattere, difendere, limitare, quelle altrui, eviteremmo di preoccuparci, di arrabbiarci e vivremmo appieno ciò che è il nostro nutrimento ossia il nostro “giusto”modo di vivere. Dare sostanza e manifestare la nostra verità, divenendo esempio concreto in azione quotidiana, assumerebbe più forza e valore che mille parole infilate una dietro l’altra, che invece assumerebbero più che altro le sembianze di un esercizio filosofico in cui la capacità dialettica determinerebbe una realtà anziché l’altra ma non per questo ottenendo quella credibilità necessaria per essere accettate senza che il tarlo del dubbio non trovi spazio per manifestarsi. E’ come credere in Dio. La fede ci aiuta a fare nostra la realtà dell’esistenza di Dio pur non avendone prova certa. Ma senza la fede la realtà potrebbe essere anche diversa. Il dubbio per quanto non alimentato sarà sempre presente. Ma se vivessimo il nostro mondo in cui la presenza di Dio è la realtà, faremmo esperienza giorno dopo giorno di questo, vedendone la presenza in ogni cosa tutto attorno a noi e non avremmo bisogno di convincerci più di nulla: vivremmo Dio. Non occorrerà più aver fede, la consapevolezza acquisita non richiederà di essere creduta ma vorrà solo essere vissuta. La nostra esperienza e non la nostra dialettica sarà la forza capace di far crescere le coscienze.

sabato 2 gennaio 2010

La Magia del Silenzio

Occorre un’altra voce che si aggiunga al mare di voci che vogliono insegnare la via da percorrere per vivere la vita? Sinceramente non se ne sente il bisogno e non è mia la volontà d’insegnare, soprattutto quando io stesso ho ancora molto da imparare. Oggi tutti abbiamo una gran voglia di farci sentire, di comunicare, di esporre le nostre verità. Spesso nel farlo puntiamo il dito contro i mali del mondo, contro stili e comportamenti che si ritengono sbagliati. Anche le idee personali vengono prese di mira. Tutto ciò che è diverso da noi è oggetto delle nostre osservazioni e critiche. Le voci s’alzano numerose ed ecco che le parole si mischiano, si accavallano e si confondono tra di loro: è caos senza fine quella a cui oggi assistiamo che prende sempre più le sembianze di una vera e propria rissa verbale in cui si vuole prevaricare sull’altro. Ma di tutte queste parole cosa rimane? Ci si ricorda qualcosa di ciò che si è detto? C’è ancora qualcuno che sta ad ascoltare? Che è capace ad ascoltare? E se nessuno ascolta, con chi stiamo parlando? Non è di insegnare ad ascoltare, il mio intento è piuttosto invitare a smettere di parlare. Tornare al silenzio. C’è ancora qualcuno che apprezza la magia del silenzio? Il Silenzio. Quel mondo che a molti fa paura. Ma che potrebbe insegnarci molto di più di milioni di parole che oggi si perdono senza aver lasciato traccia. Nel silenzio troviamo la nostra verità, quella stessa verità che vorremo comunicare agli altri. Nel silenzio troviamo però anche i nostri punti bui, quelli che ci fanno paura e che non vorremmo vedere e far vedere agli altri. Vorremmo mostrarci sempre come se fossimo persone belle e brave e lo vogliamo a tal punto che le parole e le critiche che vengono mosse sottolineano un modo d’essere che vorremmo fosse preso ad “esempio” come giusto modo di comportarsi. Potremmo quindi accettare di osservare aspetti non belli, poco piacevoli di noi stessi? No, poiché ci porremmo nella stessa situazione di essere osservati e criticati e la nostra parola per quanto bella e giusta perderebbe di forza e di significato. E allora è meglio non osservarci e continuare a illuderci di essere meglio di chi osserviamo o a chi puntiamo il dito contro? Ma se abbiamo paura di osservarci riflessi nel silenzio, possiamo avere il diritto di guardare il riflesso degli altri? Con quale ipocrisia continuare ad “insegnare” a vivere? Di certo qualsiasi cosa vorremmo dire dovremmo rivolgerla anche verso noi stessi. E allora occorre che venga fatto. Avremo l’occasione di diventare ciò che abbiamo sempre voluto: persone speciali, importanti, che aiutano e insegnano la vita. Finalmente avremo qualcuno che non solo ci ascolta, ma che farà ogni cosa che gli diremo di fare. Avremo una grande responsabilità a cui non potremo più sottrarci. Saremo gli insegnanti di noi stessi, i nostri “maestri”. Non avremo più alibi e non ci sarà più nessuna ipocrisia. Tutto quello che faremo sarà rivolto verso di noi. E se crediamo in quello che vorremmo insegnare, non avremo difficoltà a metterlo in pratica. Altrimenti saremo di fronte alle nostre ipocrisie e con umiltà dovremo riconoscere che prima di giudicare gli altri dovremmo giudicare noi stessi. Occorre essere esempio concreto di chi siamo e di ciò in cui crediamo: solo così potremo dare valore e credibilità alle nostre verità.




giovedì 31 dicembre 2009

31-12-2009

Sono una persona come voi.
Non perché scrivo un blog di crescita, di spiritualità, d’amore e di aiuto per il prossimo, vivo una vita diversa dalla vostra o una vita migliore. Ho anche io i momenti no. Quei momenti che non si vorrebbero vivere o che si vorrebbe passassero in fretta e possibilmente senza lasciare traccia nelle nostra anima. Oggi vivo proprio questo momento di vita. Duro, difficile, che lascia senza fiato e senza evidenti possibilità di reazione. Non è facile rimanere positivi. Non è facile trovare la saggezza e guardare gli eventi con un ottica diversa, in cui l’insegnamento è il fine di tutto. La mia volontà si scontra con la realtà e se pur tenti di vivere col sorriso o con l’intento positivo, arriva sempre un qualcosa che mi riporta a quanto più di crudo vivo. Ho letto che quanto più si soffre tanto più amore vive in noi. Se è così io di amore ne ho veramente tanto. Forse è non essermi accorto di quanto amore potessi avere che mi ha portato in questa situazione. Sono sincero, ora che lo so, non voglio più continuare a soffrire. Credo nella vita e in un futuro migliore per tutti, un futuro di verità e di conoscenza dove ognuno possa esprimersi e fare esperienza di ciò che di più bello possa esistere. Questo che vivo è il mio esame che la vita mi propone affinché domani possa essere migliore di ieri e che il mio contributo alla vita possa elevarsi qualitativamente. L’esame è però duro. Non so se ho studiato abbastanza per superarlo o se invece dovrò tornare a studiare e ripetere l’esame. Non mi sono mai tirato indietro nell’affrontare le tappe più dure del mio Viaggio su questa terra, ma ho avuto tante volte la tentazione di mollare tutto, di arrendermi, di mettere in dubbio le scelte fatte. Ogni volta quella parte di saggezza che vive in me mi ha riportato nella lucidità del momento e posso dire che non è il caso ad avermici condotto fino qui. Sono arrivato qui perché era il punto in cui dovevo arrivare. Era il mio percorso, quello per il quale sono nato e per il quale vivo. Il Viaggio l’ho scelto io e ognuno vive quello che ha scelto per se. Non potremmo farne altri, forse desiderarli ma non viverli. Questo esame che la vita mi propone lo voglio fare e superare, perché altre tappe desidero affrontare, altra vita voglio vivere. Non so ancora come e quanto tempo mi ci vorrà ma sono qui. Pronto.

Questa sera è l’ultima di questo 2009. Fra non molti minuti il 2010 verrà a bussare alle nostre case e da ospite più atteso gli riserveremo un degno benvenuto. Spesso nel salutare l’anno vecchio rivediamo il film del nostro viaggio già trascorso e ci promettiamo di aggiungere nuove tappe per un vita migliore. Ecco che auguro a voi tutti ogni cosa desideriate vivere e che nel viverlo possiate trovare quelle emozioni e quei sentimenti che vi facciano dire…”com’è bella la vita! ”



BUON ANNO, BUON 2010


venerdì 25 dicembre 2009

E' Nato!


Nostro Signore Gesù Cristo, il Maestro, è rinato nei nostri cuori!

Che il Suo Amore sia per ognuno di noi fonte di Vita Eterna!

Buon Natale

mercoledì 9 dicembre 2009

Vivere l'Amore oggi

Cos’è l’Amore?
È un sentimento. È un sentimento che spesso si confonde con un’emozione.
Questo rende l’Amore un qualcosa che ancora oggi difficilmente riesce a trovare una traduzione e rimane, come spesso si usa dire, un concetto. Un concetto che spieghiamo in mille modi, colorandolo d’infiniti aggettivi ma che nella realtà non completano il concetto “Amore”. Si ha la sensazione di essere sempre più vicini ma nello stesso tempo non lo si raggiunge mai.
Ma perché? Una delle risposte più ovvie che possano venire in mente è che non si conosce l’Amore. Abbiamo forse la presunzione di conoscerlo e rafforziamo questa idea, avventurandoci nel parlarne in modo, a detta nostra, sempre più profondo e preciso.
“Amore, amore…Voglio amare, dicono gli uomini e le donne di questa terra…ma nel pronunciare queste parole parlano di un mondo che non conoscono ancora e traducono un’emozione che fluttua in loro come una nave senz’albero…
…un qualcosa nella coscienza che troppo spesso resta impreciso, una sorta di germoglio che così raramente si riesce ad espandere. Così, anche con la forza di cui può essere capace il cuore, generalmente l’umanità è incapace di comprendere che cos’è l’Amore.”
In queste poche righe è spiegato il perché di questa difficoltà nel capire e quindi anche di descrivere, spiegare, cos’è l’Amore.
Quello che molto spesso capita è, come detto all’inizio, confondere l’Amore come un’emozione.
Sentimento ed emozione non sono sinonimi e non dovrebbero essere confusi tra di loro. L’emozione è frutto del nostro ego che dietro l’apparente voglia di “dare”, nasconde la volontà di ricevere. L’amore-emozione alimenta una fame insaziabile legata agli istinti primari quali la riproduzione e l’auto-protezione.
L’Amore è donare senza richiedere o sperare nulla in cambio. Amare è la felicità di donare. Quante volte abbiamo pronunciato o avvallato queste frasi? Le riconosciamo come l’essenza dell’Amore e saremmo pronti a vivere in questo modo.
Ma cosa succede allora quando, presi in causa, ci facciamo prendere dal turbine dell’emozioni e soffriamo, ci lamentiamo, ci arrabbiamo e perdiamo ogni controllo su noi stessi se non otteniamo “ricompensa” dall’Amore donato?
“la sfera delle emozioni e delle pulsioni egoiche è un universo che occupa una funzione chiave lungo la strada che conduce alla reintegrazione divina.
..tuttavia, riconoscere questo fatto come una realtà non significa soltanto ammetterlo in quanto realtà metafisica o anche psicologica, bensì ammetterlo in primo luogo come forza concreta. ..l’essere umano può provare una certa gioia al semplice contatto con dei concetti filosofici: è un altro gioco dell’ego, che assapora la propria potenza intellettuale.”
Che sia dunque il nostro ego a padroneggiare con ciò che crediamo essere i nostri sentimenti? Tutte le strade effettivamente portano a lui.
Accettare il concetto dell’Amore è facile ma diventa difficile accettare di non saper metterlo in pratica.
Possibile che possiamo essere così succubi del nostra personalità più primitiva?
Siamo costretti ad ammetterlo, è innegabile.
Quello che dovremmo fare è capire e, ancor di più, accettare il perché questo avviene.
Credo che si debba partire dal concetto di ego. Che cos’è l’ego? Non è altro che una forma di protezione che si autoalimenta con il nostro tacito assenso. Ma cosa c’è da proteggere di così prezioso? Noi stessi dalla sofferenza. È quindi la paura della sofferenza il nocciolo della questione.
Ma l’Amore è sofferenza? No o almeno non dovrebbe esserlo. Si direbbe piuttosto che è l’uomo che lo traduce in sofferenza.
Non credo che il rapporto tra l’essere umano e l’Amore sia sempre stato simile ad una compravendita, una “merce” di scambio. Penso piuttosto che la ricerca d’Amore sia una necessità a cui l’uomo non si è mai tirato indietro. La bellezza del sentimento vero, puro è il sogno dei molti. Un sentimento che dovrebbe autoalimentarsi perché nel dare amore, è implicito che tutti quanti coinvolti nell’Amore dovrebbero dare e se tutti donassero Amore è altrettanto implicito che tutti lo riceverebbero. Un avere che non sarebbe egoico ma solo il puro frutto dell’albero dell’Amore a cui chiunque potrebbe nutrirsi. La sofferenza è proprio questa: una fame che non si riesce a placare ma non per insaziabilità ma per la semplice carenza di frutti. Viviamo in una società egoica, vissuta in prima persona, in cui tutto si prende, tutto si consuma e poco si dona o si costruisce per il futuro. C’è prima l’IO che il NOI. Ma quell’IO senza il NOI non è niente e si consuma sempre più. È un’auto distruzione, di cui oggi ne siamo consapevoli!
Nella società dell’Io la protezione è diventata “necessaria”, perché nell’illusione che si vive pare essere l’unica soluzione: donare Amore a chi sembra rubarcelo è come spogliarsi, è come perdere i pezzi dei nostri “sentimenti”, è rimanere indifesi, praticamente spersonalizzati.
L’ego quindi si erge come guerriero a difesa dell’Io, continuando ad alimentare l’illusione dell’amore. Ecco che quindi le emozioni che nascono da questa illusione, prendono il posto del sentimento. Fintanto che si “coltiveranno” queste emozioni non ci potrà essere sufficiente terra per coltivare il sentimento. Rimarrà un circolo vizioso e senza fine che continuerà a portare aridità nelle vite, se l’essere umano non si fermerà ad osservarsi, a capirsi, ad accettarsi e a scegliere di vivere per il NOI.
“Siete sempre simili a subacquei in apnea che non ne possono più di essere senza ossigeno, ma non fanno niente per uscire dallo loro situazione difficile.
L’oceano delle emozioni è a volte così attraente che, per quanto vi stiate annegando, temete che issandovi alla superficie potreste perdere in esso una parte di voi stessi; eppure bisogna che questa risalita si compia, affinché vi sbarazziate delle vostre ipocrisie”.
Occorre coraggio, ma quando sia ha Fede, Speranza e Amore, come Coelho scrive nel suo “Manuale del Guerriero della Luce”, non si ha alcuna esitazione nell’andare avanti per il percorso scelto.


Gli estratti posti tra virgolette nel testo, sono tratti da “L’incontro con Lui” di Anne e Daniel MEUROIS-GIVAUDAN, edizioni AMRITA

venerdì 27 novembre 2009

Medicina Tradizionale e Pranoterapia

La società occidentale fonda la sua cultura sanitaria sugli studi e sulle applicazioni della Medicina Tradizionale e, grazie a questa tradizione, si sono fatti grandi passi avanti nella ricerca, nella prevenzione e nella cure delle malattie, tanto che l’aspettativa di vita è migliorata notevolmente negli ultimi 100 anni.
La tradizione pranoterapeutica invece non è stata avallata da studi e ricerche come è avvenuto per la medicina tradizionale ed è vissuta nel corso dei secoli come un arte per pochi, come un “mestiere” tramandato di padre in figlio. Ciò ha contribuito a creare un velo di mistero attorno alla pranoterapia e alle sue applicazioni in soccorso delle malattie dell’uomo. Molti ne parlano ancora come una sorte di leggenda, un qualcosa da maghi, tanto che i pranoterapeuti sono visti spesso come ciarlatani, usurpatori di denaro o personaggi che si vogliono sostituire alla figura del medico.
Da qualche anno però la crescente cultura della società, agevolata da correnti legate alle new-age, ossia la cultura della ricerca del nuovo e del diverso, ha aperto le porte ad un mondo che oggi si comincia a manifestare e ad uscire dalla nicchia in cui giaceva. Ecco che la Pranoterapia come le varie tecniche olistiche che oggi conosciamo, comincia a farsi apprezzare.
Ma che cos’è la Pranoterapia?
La Pranoterapia è una tecnica olistica per il riequilibrio energetico che, utilizzando il Prana o Energia Vitale, aiuta a ripristinare un corretto flusso energetico nell’individuo. Ogni cosa, animata e non, è energia. È la vibrazione con la quale si manifesta che fa si che l’energia sia visibile come materia. Il disequilibrio energetico è all’origine delle problematiche più comuni e non che l’uomo manifesta. Il non equilibrio può trasmettersi attraverso il campo energetico sul piano somatico, portando quei disturbi o sintomatologie sulle quali poi la Medicina Tradizionale interviene.
Il flusso energetico è determinato da due forze contrapposte di energia che si equilibrano a vicenda. La tradizione orientale spiega questo equilibrio attraverso lo Yin e lo Yang, ossia energia positiva ed energia negativa. Con questi termini non si vuole indicare una energia buona e una cattiva ma semplicemente due tipi di energia opposte tra loro. Non si pensi infatti che il disequilibrio a favore dell’energia Yin o negativa provochi la malattia e che al contrario il plus valore di Yang o energia positiva sia salutare: lo stato di malattia può essere provocato anche da un eccesso di Yang.
Il sintomo è indice di un modo di rapportarsi con la vita non corretto. È un segnale che avverte che qualcosa non si è vissuta bene. Spesso le alterazioni sono di origine emotiva: il modo con cui viviamo le esperienze di vita ci può predisporre o meno all’insorgere di problematiche. Non tutti vivono la stessa realtà allo stesso modo, per cui il bagaglio dell’esperienza sarà diverso da persona a persona. L’esperienza maturata può quindi creare disturbi energetici che andranno ad influire sull’equilibrio Yin e Yang.
Il pranoterapeuta quindi aiuta a ripristinare il corretto flusso energetico bloccando l’avanzamento dell’alterazione sul piano fisico o, se questo è già manifesto, favorendo il suo riassorbimento. Per fare ciò egli utilizza il proprio Prana donandolo al soggetto in disequilibrio. A differenza di altri operatori olistici che usano il Prana prelevandolo all’esterno del loro corpo, canalizzandolo quindi dallo spazio al soggetto in trattamento, il pranoterapeuta utilizza il proprio Prana.
E’ evidente quindi che non tutti possono essere pranoterapeuti. La capacità pranica non si insegna e non si impara. E’ una dote con la quale il pranoterapeuta nasce.
Occorre sottolineare questo aspetto per non creare confusione. Infatti molti operatori si identificano come pranoterapeuti pur non avendone capacità, spacciandosi come “guaritori” di turno.
Il vero pranoterapeuta ha capacità non comuni ma non per questo è un essere soprannaturale. È un soggetto che mette a disposizione una sua qualità come avviene per un qualsiasi altro soggetto che possiede capacità che altri non hanno, come per esempio l’artista, che sia pittore o musicista: taluni hanno la capacità di esprimersi attraverso i colori o le note musicali e questa evidentemente è una cosa che non riescono e possono fare tutti. Nel nostro caso, il pranoterapeuta mette a disposizione la sua energia in aiuto alla sofferenza.
Un vero pranoterapeuta è certificato oggettivamente attraverso prove scientifiche ripetibili.

Ma cosa fa la pranoterapia?
In parte si è gia risposto. La pranoterapia aiuta a ritrovare l’equilibrio energetico del soggetto trattato. Tradotto significa aiutare le persone a risolvere il loro problema. Aiutare, non significa guarire. Aiutare significa contribuire, dare una mano, affinché il soggetto risalga alle cause della malattia e che le cominci a risolvere.
La Pranoterapia, così come ogni altra tecnica olistica, lavora alla causa del problema e non solo sul sintomo manifesto.
La Medicina Tradizionale agisce, e spesso esaurisce la sua applicazione, sul sintomo: mal di testa, analgesico; ritenzione idrica, diuretico. Ciò non impedisce al sintomo di ri-manifestarsi e spesso questo comporta l’adozione di una cura continuata nel tempo e in certi casi perdurante tutta la vita.
La Pranoterapia aiuta il soggetto ad andare alla fonte del problema, alla ricerca di quei fattori che favoriscono il disequilibrio e pertanto l’insorgere del problema. L’intento è quello di risolvere il problema manifesto e evitare che questo si manifesti nuovamente. Spesso la parola “aiuto” viene tradotta come “manipolazione psicologica” che induce il “paziente” a convincersi della
“guarigione”.
Secondo la Medicina Tradizionale ci sarebbe proprio questo “effetto placebo” indotto dal terapeuta e non le sue capacità non comuni, dietro ai numerosi casi di “guarigione” dovute alla Pranoterapia.
L’effetto placebo è certo una possibilità reale e se anche fosse solo questo il fattore di guarigione, avrebbe comunque risolto il problema. Non si vuole infatti cantare le lodi di certe capacità anziché altri talenti. Si parla di salute delle persone e se la sofferenza di queste scompare, il risultato è ottenuto.
Anche la classe medica dovrebbe allora prendere in considerazione l’utilizzo di certe pratiche se l’effetto placebo così come detto aiuta a risolvere la “malattia”: si potrebbero aiutare numerose persone ad uscire dalle proprie sofferenze, con un risparmio in tempo, farmaci e salute. E’ indubbio infatti che l’effetto dei farmaci sull’organismo non è trascurabile.
Ma non è solo di”effetto placebo” che si tratta. La società considera la malattia un essere a se stante, un qualcosa di separato dall’uomo, un’intrusa da scacciare, per la quale il medico si adopera per debellarla. La malattia non esiste. Esiste l’individuo malato. Come detto prima la malattia è la manifestazione di un qualche cosa che non viviamo per come dovremmo. La malattia è parte dell’uomo ed è per questo che bisogna aiutare l’intero essere, e non solo parti specifiche, perché scientificamente è dimostrato che un’alterazione in un punto determina per risonanza alterazioni in altri punti. E se il sintomo manifesto non è l’alterazione principale, questo ricomparirà inevitabilmente finché non si agirà sull’origine. L’opera del pranoterapeuta è anche quella d’individuare la fonte del disequilibrio per renderlo manifesto al soggetto, in modo che questi possa mettere in moto tutti quei meccanismi di regolazione consci ed inconsci propri di uno stile di vita, affinché si ristabilisca l’equilibrio.
In questo modo operante il pranoterapeuta non va contro la Medicina Tradizionale sostituendosi ad essa. Al contrario vuole essere d’aiuto al progresso scientifico della stessa, intervenendo in appoggio, in modo complementare alla terapia medica. Una filosofia non esclude l’altra ma insieme possono agire sinergicamente per raggiungere lo stesso scopo: la salute.
L’accusa che si rivolge ai pranoterapeuti o agli operatori delle medicine olistiche è quella di agire per finalità economiche spacciandosi per chi non sono o con capacità “guaritrici” che non hanno e quindi truffando coloro che cercano un aiuto per i loro problemi.
Questo succede purtroppo, come succede per tutte le categorie che lavorano alla cura e al benessere delle persone. Anche la classe medica non sempre agisce per il fine terapeutico. Spesso l’opera medica diventa troppo “mestiere” e la persona “malata” diventa un numero che si monetizza senza necessariamente risolvere la sofferenza. Accade ovunque. Ma mentre per la classe medica è una realtà che viene accettata poiché il titolo di studio acquisito li pone come coloro che di fronte alla malattia possono anche sbagliare perché, chiaramente; non si può sempre guarire, per gli operatori olistici vige che questi non possano fallire. L’aspettativa è spesso troppa e da una figura come il pranoterapeuta ci si aspetta la guarigione, quasi a voler elevare il terapeuta a mago o addirittura a Santo capace di miracoli. Il fallimento è una realtà possibile che deve essere accettata. Di Cristo ce n’è uno e noi non siamo Cristo. Forse è proprio questa aspettativa che predispone alle truffe o alla comparsa di personaggi pieni di grandi titoli ma dalle capacità molto comuni. Il bisogno rende le persone deboli e suscettibili ad essere raggirate. Con questo non si vuole assolutamente dire che il rischio di essere truffati c’è e che deve essere vissuto con superficialità e non curanza. Al contrario occorre cautelarsi. Così come si cerca il medico migliore a cui affidare la nostra salute, e a volte se ne “provano” diversi, chiedendo consigli o valutandone la competenza, allo stesso modo si dovrebbe cercare il pranoterapeuta in grado di aiutare secondo le necessità. Si ricorda comunque che nella vita e non solo nell’ambito dei pranoterapeuti o della medicina olistica, non sempre ad una parcella elevata corrisponde una capacità di aiuto altrettanto elevata: a volte un grande aiuto è possibile senza ricompensa alcuna. Questo però non significa che un operatore olistico non debba chiedere ricompensa per la sua prestazione. Viviamo in una società in cui tutto a un costo, la vita ha un costo e chi si mette al servizio del prossimo come professione deve pur sostentarsi. Non significa che si possa lucrare sulla sofferenza o quantificare quanto questa valga. Sta di fatto che fin quando non esisterà una regolamentazione tutto questo starà alla coscienza individuale delle persone.
In ogni caso la pranoterapia è una valida pratica in aiuto alla sofferenza e la sua diffusione, unita al numero sempre maggiore di persone che vi si rivolgono, ne è dimostrazione.

venerdì 13 novembre 2009

Una visione sulla Vita

La vita ci pone di fronte ad avvenimenti a volte piacevoli e a volte meno.

Tutto ciò che piace lo viviamo pienamente e vorremmo viverlo all'infinito: ci abbandoniamo all'esperienza con gioia e siamo felici.

Quando però incontriamo sul cammino situazioni poco piacevoli, le evitiamo o vorremmo almeno che durassero il meno possibile: poniamo freni, lottiamo e poniamo resistenza a ciò che sembra farci soffrire.

Proprio in questa condizione di opposizione in cui ci poniamo, non permettiamo a noi stessi di fare esperienza specifica di quella situazione. Ogni evento porta con se un insegnamento che non dovremmo evitare d'imparare, poiché ci porremo nella condizione di rivivere quell'evento affinché quella lezione possa permetterci di continuare il nostro cammino di crescita. La vita ci fa da specchio e ci riflette, mostrandoci nell'interezza dell'essere: vivremo pertanto sia gli eventi che esalteranno i nostri pregi sia tutto quello che ci porrà di fronte ai nostri limiti, ossia i prossimi passi da compiere per migliorare ed evolvere

L'uomo saggio si ferma, si osserva, si ascolta, comprende ed accetta ciò che ha incontrato. Dopo ringrazia e prosegue la via. La vita per lui non è misteriosa: è una dolce compagna di viaggio con la quale scrive il suo libro d'avventure.

martedì 10 novembre 2009

Soffio Vitale

“Respirare significa vivere. Nulla accade senza, da quando si emette il primo vagito a quando si esala l’ultimo respiro. Respirare influenza l’uomo nella sua completezza. Respirando viviamo l’unità di corpo, spirito e anima. Se siamo oppressi, affannati oppure se si fa poco movimento, allora il respiro diventa piatto, leggero, dispendioso e poco efficace. Allora le cellule ricevono e trattengono troppo poco di quell’ossigeno che porta la vita, mentre le scorie metaboliche vengono eliminate troppo lentamente ed in modo insufficiente. L’uomo si sente male, intorpidito e svogliato e incapace di agire. D’altro canto è noto che un ricambio eccessivo e l’altrettanta notevole eliminazione delle scorie porta l’uomo anzitempo all’alterazione e alla morte. Una giusta respirazione ci consente fin dalla prima giovinezza di espellere le scorie gassose come l’anidride carbonica e di dare la giusta quantità di ossigeno anche agli organi interni come il cervello, i nervi e le ghiandole.”
Tratto da “Terapia e ginnastica respiratoria” edizioni mediterranee.

Da questo breve estratto è evidente quanto sia importante respirare. C’è chi ne parla anche come un’arte. Un’arte che bisognerebbe “allenare”. Sta di fatto che nessuno si può esimere dal compiere questo semplice gesto naturale.
Molti potrebbero chiedersi il perché su un gesto cosi naturale e spontaneo come la respirazione occorra soffermarsi così a lungo e dedicarci così tanta attenzione.
Potrei evidenziare la figura dell’apneista o della partoriente, giusto per fare due esempi a caso. Per loro conoscere e saper gestire il loro respiro è molto importante. Certo questi sono casi “limite” ma si potrebbero fare altri migliaia di esempi molto più comuni e con i quali ognuno di noi ha fatto e fa tutt’ora esperienza nella vita. Basterebbe semplicemente pensare a quando parliamo. Ritenete che non sia importante la respirazione in questo caso? Certo è anche questa è una pratica molto naturale e lo è a tal punto che non ci pensiamo e non ci soffermiamo più di tanto. Ma se vi dicessi di parlare in pubblico, davanti a persone che non conoscete (poche o molte non ha molta importanza), ritenete che sia ancora così semplice e naturale? E il vostro respiro? Molti avrebbero difficoltà anche solo ad emettere un singolo suono, articolare un discorso diventerebbe ancor più complicato. In questo caso saper controllare e gestire il modo di respirare vi sarebbe di grande aiuto. È solo un esempio, ma penso che sia sufficiente a rispondere al quesito posto pocanzi.
Conoscere pienamente se stessi è quindi essenziale. Conoscere e saper gestire il respiro cosi come controlliamo il movimento delle braccia è ciò a cui dovreste aspirare e raggiungere.
Innanzitutto riconosciamo due grandi distinzioni: una respirazione superficiale e una respirazione profonda.
Nella respirazione superficiale intuiamo che il processo sia molto limitato e l’organismo umano in questa condizione tende a sopravvivere, con il rischio però di non apportare il giusto quantitativo di ossigeno ad ogni cellula del nostro corpo. Queste pertanto tendono a non “ossidare” (processo di respirazione cellulare) e quindi rimangono inattive nei processi di scambio gassoso. Il protrarsi di questa condizione può portare al deterioramento della cellula stessa, che in termini più ampi significa indebolimento dell’organismo che a sua volta porta all’invecchiamento.
Uscendo fuori dalla microbiologia cellulare, una respirazione superficiale se abitudinaria, come purtroppo spesso accade, porta all’atrofizzazione dell’organo del polmone, per cui questo tende a diventare sempre meno elastico e di capacità minore. Le patologie respiratorie a carico delle persone più anziane sono spesso collegate a questo aspetto di non sviluppo dell’apparato respiratorio. Si parla in questi casi di collasso respiratorio, in cui la quantità d’ossigeno introdotta non è più sufficiente al fabbisogno dell’organismo. Questo stato cronico di salute è comunque sempre anticipato da una atrofizzazione dell’aspetto meccanico ossia ciò che si sottintende ad ogni fase del respiro. Il riferimento è alla muscolatura. Ciò che permette il movimento della cassa toracica nonché di tutto ciò che entra in gioco nel processo in questione è la muscolatura.
La respirazione superficiale tende a non utilizzare appieno la muscolatura coinvolta e solo alcuni gruppi muscolari lavorano mentre altri rimangono inattivi.
Questa abitudine respiratoria legata alla sedentarietà, che risulta essere il male del nostro tempo, è responsabile anche dello sviluppo di quelle patologie che un tempo risultavano marginali come lo stress, l’ansia, gli attacchi di panico o le allergie.
Da ciò risulta evidente quanto sia importante la respirazione profonda.
Molti conoscono il diaframma. Questo muscolo è uno dei principali deputati alle respirazione. Il suo buon funzionamento contribuisce in maniera significativa alla respirazione profonda.
Il neonato conosce bene questo muscolo che utilizza. In lui infatti si nota una respirazione diversa da quella che normalmente si osserva nella persona adulta. Questa respirazione viene chiamata respirazione diaframmatica o addominale o ancora di pancia. Questo potrebbe indurre a pensare che ci sia un qualcosa di totalmente diverso da quello che conosciamo come respirazione. Di fatto non esiste un altro organo deputato alla respirazione sito in quest’area. Si tratta semplicemente di un’attitudine “meccanica” che permette di sviluppare capacità respiratorie oggi limitate o addirittura non conosciute.
Con la crescita e l’instaurazione di stili di vita e abitudini, l’uomo impigrisce questa importante funzione e tende a dimenticarsene.

In questo ambito non si vogliono “insegnare” tecniche particolari o “spingere” verso capacità particolari. (Per questo vi consiglio la partecipazione al percorso specifico che viene proposto. Oppure esistono diversi testi esaurienti che perseguono lo scopo richiesto.) In questa fase si vuole semplicemente sottolineare questa importante funzione e indurre all’esercizio per riappropriarsi di un qualcosa che già appartiene ad ogni individuo.
Ciò che avviene in un buon respiro è il coinvolgimento di tutto l’organismo. Meccanicamente, il diaframma in fase di inspirazione si sviluppa verso il basso, quindi realizzando la sua fase attiva nel processo. Il movimento verso il basso, verso il ventre, induce i polmoni a stendersi anch’essi verso il basso, ampliando lo spazio a disposizione e quindi la capacità di assumere aria dall’esterno. Tale movimento induce anche una sorta di “depressione” all’interno dei polmoni che di fatto ha un effetto “risucchio”dell’aria all’interno degli stessi. Per rendere l’idea si potrebbe immaginare l’effetto della pompetta contagocce.
Effetto secondario ma importante di questa fase attiva della respirazione, l’inspirazione, è il “massaggio” del diaframma sugli organi interni. Infatti il movimento di questo provoca un movimento passivo degli organi sottostanti che si “spostano”per trovare spazio. Lo spostamento è quello che determina il “gonfiore” della pancia, tipico della respirazione addominale.
Il “massaggio” descritto ha effetti benefici sugli organi che aumentano la loro funzionalità e il benessere fisico in generale.
In fase di espirazione, il diaframma torna nella sua posizione di partenza contribuendo a far uscire l’aria dei polmoni.
L’espirazione, al contrario di quanto si possa pensare, è molto importante. Si tende a pensare a questa fase come un movimento passivo indotto dalla precedente inspirazione. Questo è vero da un punto di vista meccanico (anche se è possibile intensificare o protrarre volontariamente l’espirazione). Da un punto di vista fisiologico è tanto attivo quanto la fase inspiratoria. Se ricordate, all’inizio si è parlato di scorie derivate dalla respirazione. Sicuramente conosciamo l’anidride carbonica. Ad ogni respiro produciamo questo gas che torna ai polmoni per essere espulso. Se l’espirazione non è sufficientemente profonda, la CO2 non viene completamente smaltita e di conseguenza tende ad accumularsi. A livello polmonare quindi si avrà meno spazio disponibile per l’aria in entrata ma non solo: la concentrazione dell’ossigeno verrà “diluita”. È come se respirassimo meno profondamente ma con un dispendio energetico maggiore. È ciò che capita quando si sosta per lungo tempo in stanze senza un riciclo d’aria adeguato: presto la stanchezza si manifesta, insieme a sonnolenza e minor capacità di concentrazione.
Approfondire il respiro quindi, significa coinvolgere tutta la muscolatura e, come appena visto, tutte le fasi del processo. Questo, e con l’ausilio dell’esercizio, porta ad un rendimento ottimale della respirazione, nonché a produrre una fonte di energia sempre pronta ad ogni uso.
Esistono esercizi specifici di allenamento e di affinamento di questa muscolatura di cui il diaframma è solo uno di quella parte attiva che entra in funzione nella respirazione e di cui non abbiamo parlato, ma ciò che è l’intento di questo scritto è sviluppare la consapevolezza del buon respiro.
Sottolineare e riportare in risalto aspetti che avvengono in modo naturale, contribuisce a spostare l’attenzione su quanto di importante avviene all’interno del nostro organismo. Lasciare, come spesso succede, tutto sottointeso tende a far dimenticare.



Riassunto e esposizione di concetti sintetici

Respirare significa nutrire tutte le cellule, lo Spirito e l’Anima.

L’utilizzo del naso anziché della bocca in fase inspiratoria, contribuisce a riscaldare, purificare e inumidire l’aria che immettiamo, nonché contribuisce a stimolare l’ipofisi.
L’approfondimento dello studio delle funzioni nasali ha contribuito alla formazione di nuove scienze come la riflessologia nasale che attraverso l’utilizzo di oli essenziali quali timo, rosmarino, lavanda, limone, menta cinese, promuove effetti antisettici, disinfettanti, espettoranti: l’aroma terapia è oggi spesso utilizzata.

Vivere consapevolmente l’intervallo della respirazione, tra un respiro e l’altro ma anche tra la fase d’inspirazione e la successiva espirazione, cercando di rilassare tutti i muscoli e sciogliendo le tutte le tensioni.

Espirare è la fase più importante di tutto il processo della respirazione.

Una respirazione errata può essere causata dalla contrazione dei muscoli ausiliari della respirazione, delle spalle, del collo e della colonna vertebrale.

Evitare di trattenere il respiro.

Evitare una grande inspirazione seguita da una piccola espirazione.
Prendere coscienza del respiro significa migliorare la percezione e la consapevolezza del proprio corpo.

Un buon portamento è indispensabile per una buona respirazione
Una buona respirazione è indispensabile per un buon portamento.
Quindi occorrerebbe prestare attenzione alla postura e porvi giusto rimedio.
Per esempio, le vertebre sacrali non dovrebbero svilupparsi in avanti: ne conseguirebbe un afflosciamento addominale, con ricaduta sul diaframma.

Gli aspetti emotivi come la paura, condizionano la respirazione in quanto la tensione accumulata non viene scaricata e di conseguenza si modifica la respirazione. Inspirare significa caricare il corpo di energia, espirare significa scaricare l’energia accumulata e con esse le scorie derivata dal processo respiratorio. La paura è a tutti gli effetti una scoria e va eliminata. Infatti lo stress derivato dall’emozione provoca una contrazione muscolare che non viene utilizzata ma che si trasforma in tensione.
Per scaricare la tensione ci sono diverse modalità che vanno da tecniche vere e proprie a attività molto naturali come ridere, piangere o gridare.

Esercizi naturali per la respirazione: ridere, sospirare, gemere, piangere, singhiozzare, gridare, cantare, sbadigliare, annusare.

Occorre allenarsi al rilassamento: ciò avrà effetti benefici non solo sulla paura ma anche sulla rabbia e sulla depressione.
Rilassarsi significa decontrarre i muscoli ed avere una mente libera.

L’uomo che respira con calma difficilmente viene sopraffatto dall’ira e non si perde, poiché espelle fuori da sé la collera.

Il respiro è movimento. Il movimento è respiro.

Occorre far proprio il concetto di “respiro consapevole”. Ciò significa prestare attenzione al respiro e agli effetti dell’aria sul corpo, dirigendo volontariamente il passaggio dell’aria nel punto focalizzato.

giovedì 4 giugno 2009

La Speranza

Una parola, un’emozione, un sentimento…Dio!
Mi sono fermato a riflettere sulla Speranza e mi sono reso conto di quanto importante sia nella mia vita. Non ho mai dato, in passato, molto peso alla Speranza. La ritenevo una parola, un intercalare o poco più. È stata una parola vuota per molto tempo e solo oggi riesco a comprenderne l’energia, la forza, l’essenza. È una emozione, è un sentimento, è l’essenza stessa della vita, è Dio.
Ma che cos’è la Speranza? La mia verità mi porta a vedere la speranza come un “qualcosa” che debba intervenire per far si che certi avvenimenti accadano. Avvenimenti che non è possibile determinare con le nostre azioni. L’uomo molto spesso si pone dei limiti che non gli permettono di andare oltre ad una certa soglia. Sono molto spesso limiti di evoluzione personale, di capacità di comprensione o molte volte limiti dettati dalla paura. La fede nella Speranza, dona quella spinta in più per andare oltre, affidandoci a quell’intervento che in certo senso ci permetta di fare il passo oltre l’ostacolo.
La speranza quindi è una fede. È credere che qualcosa possa avvenire per migliorare la realtà che viviamo. Quel qualcosa che molti chiamano fato o destino ma che in realtà è nell’intervento Divino del Padre in cui crediamo.
L’errore penso sia quello di dare alla Speranza la responsabilità che non ci si vuole assumere. Limitarci a sperare passivamente senza agire in prima persona è arrendersi alla vita. È arrendersi ai nostri limiti. È chiudere i sogni nel cassetto. È iniziare a non sperare più in niente. Ma i sogni hanno bisogno di essere vissuti, occorre credere nei sogni! La Speranza allora diverrà lo stimolo per spingersi oltre, sarà la fede che nell’aiuto Divino troveremo la via.
Ma la Speranza mette a nudo anche una grande verità. L’insoddisfazione. Se si spera è perché desideriamo che una realtà sia diversa da quella che viviamo. In quel momento quindi viviamo la separatezza, la disarmonia. Ecco perché sperare è anche crescere e nella crescita impareremo la vita. L’armonia è ciò che troveremo oltre la Speranza, quando vivremo costantemente ciò che vorremmo vivere: saremo allora Uno con il Tutto!

sabato 9 maggio 2009

Un foglio bianco

“Sii come un foglio bianco..lascia che la vita scriva su di te la tua storia”.

Il foglio bianco. Mi è capitato spesso di soffermarmi davanti ad un foglio bianco e pensare a cosa avrei potuto scrivere o disegnarci sopra. Ma mi sono mai veramente soffermato a capire il significato di quel foglio bianco? Cosa significa per me il foglio bianco? Nella quasi totalità delle volte non ha significato niente. Giusto uno strumento per fissare appunti, scarabocchi o un passatempo come un altro che finito il suo utilizzo, diveniva una pallottola di carta e finiva la sua esistenza in un cestino dell’immondizia.
Negli ultimi tempi il foglio è diventato per me uno specchio per la mia anima, a volte tanto crudo e veritiero che scriverci sopra è stato come fare i conti con me stesso e a volte sono uscito mal concio dal confronto. I condizionamenti rimangono i miei nemici più difficili da combattere. Essere a pieno me stesso non è facile. Mi nascondo spesso dietro a moralismi e a ciò che è giusto o sbagliato.
Lo scrivo qui è ora: occorre essere sempre se stessi. Occorre! Significa che non c’è scelta di essere o non essere, occorre essere. Siamo anime ognuna diversa dall’altra che nella diversità trovano se stesse e il proprio Io Divino. Ecco dimostrato come un foglio bianco è diventato uno specchio dell’anima. Questo sono io e non posso essere nessun altro. Ma c’è di più. Non bisogna vergognarsi delle proprie debolezze.
Arrivare a vincere il giudizio che noi stessi ci diamo significa vincere anche i condizionamenti che ci hanno formato per come non siamo. È essere finalmente liberi di esprimersi. Neanche il Padre giudica i suoi figli, osserva che si esprimano e li ama.
Sono infinito, siamo tutti anime infinite. Non esistono anime “finite”. Siamo tutti stati fatti ad immagine e somiglianza del Padre, siamo tutti parte dell’Entità Suprema che tutto ha creato. Dio siamo noi ed è tutto il creato. Siamo tutti infiniti.
Io mi amo. Dio mi ha creato così ed è giusto che io mi esprima così come sono. Sono un’espressione di Dio. Mi amo e amo Dio in questo modo.
Accettare, amare le nostre debolezze è la chiave per “guarire” dalle nostre sofferenze.
I sensi di colpa devono lasciare spazio all’espressione. La vita è esperienza che ogni giorno compiamo in Madre Terra. È giusto che ogni esperienza venga fatta, vissuta per quello che è: un passo in più verso la nostra crescita ed un divenire sempre più ciò siamo.
Essere un foglio bianco quindi è essere libero che l’esperienza della vita scriva su di me la vera storia di Luca e non un’altra storia già scritta da qualcun altro.
Le mie esperienze me le sono già scelte prima d’incarnarmi. Sono ciò che ho deciso che dovessi vivere per crescere. Cercare d’impedire o ostacolare questo processo non impedirà al mio cammino di compiersi perché la vita mi metterà alla prova comunque, con altre modalità e forse con maggiore sofferenza. Non è mai una vita ingiusta e la sofferenza che si esprime è solo il segnale del cammino di crescita in atto. La sofferenza diverrà consapevolezza e altre sofferenze affronteranno lo stesso processo di evoluzione. Ci sarà il giorno in cui non ci sarà più sofferenza e questo significherà che la promessa del Padre sarà finalmente manifesta. Il Paradiso sarà realtà quotidiana.
“sia fatta la Tua Volontà, come in cielo così in terra”

domenica 29 marzo 2009

Riconoscete Dio in voi

“ Voi siete ben più che soli uomini…

siete degli Dei creati da Dio, siete la prima e unica diretta creazione della Fonte di tutta la vita. …

Chi siete? Perché siete qui? Qual è il vostro scopo, il vostro destino? Pensate di essere qui per puro caso, nati solo per vivere un attimo e poi scomparire? Davvero? Che cosa vi pensare di non essere vissuti prima? E perché vivete ora? E perché proprio voi?

Avete vissuto migliaia di vite su questo piano, e siete andati e venuti come un vento capriccioso. Avete vissuto ogni viso, ogni colore, ogni credenza, ogni religione. Avete condotto e subito guerre. Siete stati re e servi. Siete stati marinai e capitani. Siete stati conquistatori e conquistati. Siete stati tutto ciò che c’è nella vostra storia. Perché? Per provare sentimenti, per diventare saggi, per conoscere il più grande mistero di tutti i tempi, voi stessi. …

Tutto ciò che siete, lo siete diventati in un ampio spazio di tempo e vivendo un gran numero di vite. E da ognuna di quelle esperienze di vita avete accumulato la saggezza che vi ha permesso di dare forma alla vostra unicità e bellezza. …

Voi, il principio Dio, non siete entità di carne. Siete un principio Luce, tondo e fiammante, di pura energia, che vive in un corpo per ricevere il premio della vita creatrice chiamato emozione. Ciò che veramente siete non è ciò che abitate; è ciò che sentite. Vi si conosce dalle vostre emozioni, non dal vostro corpo.

Ciò che veramente siete è Spirito e Anima, siete entità di Luce e di Emozione insieme. …

Voi che siete un grande Dio creatore, chi credete abbia creato la vostra vita? Credete che un essere supremo o forze esterne a voi la controllino? Questa non è la verità così com’è conosciuta. Voi siete completamente responsabili di tutto ciò che avete fatto, di ciò che siete stati o che avete sperimentato. Voi, che avete il potere di creare la grandiosità delle stelle, avete creato ogni momento e ogni circostanza della vostra vita. Avete scelto di essere ciò che siete. Avete creato il vostro aspetto esteriore. Avete interamente progettato e determinato il modo in cui vivete. Questo è il modo di operare e anche il privilegio, se volete, dell’essere Dio/uomo.

Voi create la vostra vita attraverso i vostri processi mentali, attraverso ciò che pensate. Tutto ciò che pensate, diventerà sentimento, e tutto ciò che provate si manifesta e crea le condizioni della vostra vita.

Riflettete: vi basta solo un attimo per creare un’immagine di felicità, e tutto il vostro corpo si sentirà pieno di gioia. Vi basta solo un attimo per assumere il ruolo di povero disgraziato che non ha amici, e subito sentirete pena e autocompassione. Vi basta un attimo! Così come vi basta un attimo per smettere di piangere e per ridere allegramente. Vi basta un attimo per smettere di giudicare e per sentire la bellezza di tutte le cose. …

Voi siete esattamente tutto quello che pensate. Tutto quello che pensate, cos sarà nella vostra vita. … Ogni pensiero che abbiate mai pensato – ogni fantasia che abbiate mai avuto, tutte le cose che avete detto – o sono già accadute o attendono di accadere. Perché come pensate che ogni cosa venga creata? È creata attraverso il pensiero. Il pensiero è il vero donatore di vita, che non muore mai, perché mai può essere distrutto e che voi avete usato per pensarvi nella vita, perché è ciò che vi collega alla mente di Dio. …

Quanto più pensate di essere inferiori, tanto più lo diventerete. Quanto meno vi attribuirete intelligenza, tanto più ignoranti diventerete. Meno vi considerate belli, più brutti diventerete. Quanto più vi riterrete poveri, tanto più miserabili diventerete, perché avete stabilito che sia così.

Pensate quanto grande è l’Amore di Dio che vi permette di essere e di creare per voi stessi tutto quello che desiderate, senza giudicarvi. Pensate che Amore ha per voi se manifesta per voi ogni pensiero che abbracciate e a ogni parola che dite. Pensateci!

Chi è quindi il creatore della vostra vita? Voi. Chi è l’architetto della vostra vita? Voi. Tutto ciò che siete e tutto ciò che avete vissuto, lo avete creato attraverso l’insieme dei vostri ragionamenti, attraverso il pensiero, che è Dio. Nella vostra vita avete accettato esattamente ciò che avete voluto accettare, e avete vissuto la vita secondo i valori che avete accettato. Siete voi, attraverso il vostro pensiero. …

Vi siete pensati nella disperazione. Vi siete pensati nel fallimento. Vi siete pensati nell’indegnità. Vi siete pensati nella malattia. Vi siete pensati nella morte. Tutte queste cose le avete create voi, perché l’ardente creatore in voi – voi che avete il potere di prendere un pensiero e di creare universi, o di far brillare le stelle nel cielo per l’eternità – si è fatto prendere in trappola da fedi e dogmi, da mode e tradizioni, da pensieri limitati, pensieri limitati, pensieri limitati. Ed è la vostra incredulità che non vi fa vivere.

A cosa non credete? A tutto ciò che non potete percepire con i sensi del vostro corpo; a tutto ciò che non potete sentire,vedere, toccare, gustare o odorare. Ma mostratemi una fede, mettetemela in mano. Mostratemi un’emozione. Voglio toccarla. Mostratemi un pensiero. Dov’è? Mostratemi il vostro atteggiamento. Che aspetto ha? Mostratemi un’immagine del vento. E mostratemi il tempo, che ha consumato i preziosi momenti della vostra vita.

Non avete creduto ai più grandi doni della vita, e per questo non avete permesso che nascesse in voi una più illimitata comprensione. …

Dio, la totalità del pensiero è, in verità, un grande palcoscenico. Egli vi permette di scrivere il vostro copione e di recite ogni ruolo. E quando è calato l’ultimo sipario, è stata detta l’ultima parola, è stato fatto l’ultimo inchino, morite. Per quale motivo? Perché voi, supremi legislatori, credete che accadrà.

Questa vita è tutto un gioco. È un’illusione. Tutta. Eppure voi, gli attori, siete arrivati a credere che sia l’unica realtà. Ma l’unica realtà che sia mai esistita e che mai esisterà, è la vita, la libera e perenne essenza dell’essere che vi permette di creare i vostri giochi in qualunque modo vogliate giocarli. Se riconoscete il potere di pensarvi nell’ignoranza, nella malattia e nella morte, riconoscerete anche di avere il potere di diventare grandiosi, semplicemente aprendovi ad un flusso di pensiero più illimitato che vi permette maggior genialità, maggior creatività e una vita eterna. …

Siete amati più di quanto possiate immaginare, perché, qualunque cosa facciate, vivrete ancora.

Perché allora vi siete preoccupati? Perché avete combattuto? Perché vi siete ammalati? Perché vi siete addolorati? Perché vi siete limitati? Perché non avete goduto lo splendore del levar del sole, la libertà del vento e il sorriso di un bambino?

PERCHE’ NON AVETE VISSUTO INVECE DI LOTTARE?… ”

Ramtha

sabato 21 marzo 2009

“Saper ricominciare per cambiare, saper cambiare per ricominciare”

Leggo e rileggo questa frase qui sopra e cerco di carpirne il significato. Temo che per me non sia così facile. Più che capire il significato è comprenderlo. La comprensione di un insegnamento è sempre il fine ultimo. Il vero sapere è aver compreso ciò che la vita ha voluto e vuole insegnarci affinché l’esperienza non sia stata vana e che si possa procedere nel cammino dell’evoluzione.
Saper ricominciare per cambiare. La vita ci da molte possibilità di crescita e l’infinito Amore del Padre ci permette di poter ricominciare a costruire la nostra esistenza ogni qualvolta andiamo a “cozzare”contro un muro perché ci troviamo ad aver percorso una strada che non era la nostra. Tutto questo ci viene permesso per mettere in pratica ciò che l’esperienza ci ha voluto insegnare. Molte volte mi sono trovato con la sensazione di dover ricominciare tutto da capo e ricostruire pezzo per pezzo il puzzle della mia esistenza, salvo poi trovarmi nuovamente a dover ricominciare per l’ennesima volta. Non ho ancora compreso la mia esperienza se alla fine mi ritrovo a passare nuovamente dal “via”.
Ecco quindi il senso de “…saper cambiare per ricominciare”. Cambiare. Se non si cambia il modo in cui si percorrono le strade della vita, percorreremo sempre le stesse strade già percorse per arrivare laddove siamo già arrivati e, che abbiamo visto, non ci hanno condotto dove il nostro cammino voleva portarci.
Sono nuovamente al “via” quindi. Non posso fare altro che riprendere il mio viaggio per le strade della vita, nella speranza che l’esperienza vissuta mi abbia insegnato ciò di cui avevo bisogno. Mi affido nuovamente a Dio e all’insegnamento dei Maestri perché la loro opera non sia vana nella mia esistenza.

venerdì 6 marzo 2009

Spiritualità

Cosa spinge verso la spiritualità?
Innanzitutto bisogna scindere tra Spiritualità e spiritismo,due aspetti apparentemente simili di uno stesso argomento, il mondo dello Spirito, ma con sostanziali differenze, in cui l’approccio di “spirito” è l’aspetto principale. Avvicinarsi allo Spirito come gioco, come novità, come moda, come forma di protagonismo capace di elevarsi al di sopra delle parti e degli altri, sono aspetti che fanno parte dello spiritismo e non hanno nulla a che fare con la Spiritualità. Si, la Spiritualità con la s “maiuscola”, perché la Spiritualità è maiuscola, intesa come elevata propensione verso la verità, verso la Luce, verso Dio. Non è solo questione di fede. È diventare consapevoli che il piano terreno che viviamo è limitato, è finito, che il nostro passaggio su questa terra ha un inizio e una fine e accettare che la vita possa essere solo questo stride con le nostre coscienze ed è l’antitesi stessa dell’evoluzione e della vita. Se così fosse, che senso avrebbe vivere? che senso avrebbe affannarsi? La vita è infinita, la morte non esiste. E’ più corretto dire che ci sono diversi livelli di esistenza e che il mondo dello Spirito è uno di questi. Questa dimensione che viviamo è solo una parentesi della vita e forse questa che viviamo è una pre-vita. A volte penso che questa che viviamo sia la vera morte, morte nel senso che penso che questa, sia una fase dormiente in cui la coscienza attende di svegliarsi. Beh, in effetti vedo questa esistenza come un sonno. Un sonno a volte piacevole, in cui non ci si vorrebbe mai svegliare, e a volte meno piacevole in cui ci si vorrebbe presto destare. In effetti la vita è un’illusione e se volessimo potremmo sognare la vita che vorremmo! Se chiedessi tre cose che si vorrebbero avere, sicuramente si risponderebbe con l’amore e la felicità, la salute, la pace. Beh, basterebbe volerlo davvero per ottenerle, nulla è negato, e poi il “sogno” è il nostro, possiamo costruire il mondo che vorremmo se lo volessimo. Il problema è che ci si accontenta. Ci si accontenta di “dormire” anziché “riposare”. Sappiamo benissimo che esiste una netta differenza tra il semplice dormire e il riposare. Il mondo oggi dorme. Dorme sulle insoddisfazioni, dorme sui dolori, dorme sui capricci, dorme e continua a dormire. Dorme e i sogni sono sempre più incubi, dorme e più dorme e più vorrebbe dormire. Il rischio è quello di non svegliarsi più. Il rischio è quello del letargo eterno, il rischio è l’annullamento della vita. La vita è Luce, la vita è Colore, la vita è Calore, la vita sono le melodie della natura, la vita è godere di tutto questo, la vita è godere tutto questo ma anche di volerlo godere con gli altri. Perché non c’è miglior godimento che condividere un qualcosa di bello con qualcuno che apprezzi la stessa cosa. Anche Adamo aveva il paradiso terrestre: aveva tutto quello che voleva, ma non aveva con chi condividerlo e Dio creò Eva. Adamo rappresenta ognuno di noi, Eva rappresenta tutto ciò che sta al di fuori di noi, gli altri. Avevano il Paradiso Terrestre, avevano tutto, avevano la felicità e la vita eterna. Se oggi chiedessimo loro se mangerebbero ancora quella mela, penso che non lo farebbero più. La mela rappresenta l’ego in ogni sua forma: la mela è “avere”, la mela è non godere di ciò che sia ha ma volere sempre di più, la mela è l’egoismo, la mela è tutto ciò che in questa società luccica e che attira il mondo verso illusorie felicità. La mela è tutto ciò che ci allontana dalla vita. Oggi Adamo ed Eva quella mela non la mangerebbero più, perché di quella mela non avevano bisogno, era un qualcosa in più, era un qualcosa che li ha allontanati dalla vita. Oggi il mondo continua a mangiare quella mela e non si accorge del prezzo che sta pagando e che pagherà avanti di questo passo. A volte i modi di dire suonano come un campanello d’allarme: “non ci si accorge del valore delle cose fin quando queste non si sono perse”. Direi che l’essere umano non si sta accorgendo di nulla: è cieco, è sordo…e dorme! In molti cominciano a svegliarsi. C’è sempre più voglia di Spiritualità, c’è voglia di cambiamento, c’è voglia di un qualcosa di nuovo, di più bello: c’è bisogno di vita! In molti però ancora tornano a dormire o se non dormono sono come quelli che stanno a letto perché tanto non c’è nulla che si possa fare. L’orologio della vita però non ha sosta, e le lancette stanno per segnare l’ora in cui si faranno i conti e ognuno di noi dovrà presentare il proprio lavoro. La paga sarà proporzionata a ciò che si è fatto e ahimè la retribuzione non sarà alta.
Essere Spirituali, vivere la Spiritualità è innanzitutto comprendere se stessi e il proprio ruolo nella vita. Essere Spirituali è comprendere che Dio c’è, comprendere che Dio è ovunque, comprendere che Dio è in ogni cosa, comprendere che Dio siamo noi, ma comprendere anche che noi non siamo Dio. Essere Spirituali è vivere la vita. Essere Spirituali è ribellarsi alla non vita, essere Spirituali è seminare i semi dell’Amore per un raccolto di Pace e Felicità. I raccolti oggi sono esauriti ed è tempo di tornare a seminare. Sono ancora troppo poche le anime che seminano Amore, sono come una goccia in un oceano,e se si pensasse che quella goccia fosse inutile, allora tutto non avrebbe più senso e sarebbe la fine. Ma quella goccia chiama altre gocce e da quelle gocce altre gocce saranno chiamate. Da una goccia si può originare una pozza, poi un laghetto, e così si potrà formare un vero e proprio oceano, capace di sostituire quello fatto di ipocrisia, di egoismo, di sofferenza che oggi viviamo. La speranza non conosce resa, l’Amore non conosce la sconfitta. Ognuno di noi è una goccia ed è comprendere di essere una goccia che ci risveglierà dal nostro sonno. Ciò che succede oggi in Tibet e nell’ormai dimenticata ex Birmania, in cui monaci Buddisti si sacrificano, vengono immolati nel nome dell’Amore e della Libertà, non può più lasciarci indifferenti. Loro stanno cercando di svegliarci perché per noi tutti è a rischio la libertà, per noi tutti è a rischio il nostro diritto alla vita.
L’Amore non è e non deve essere un’altra forma di egoismo. L’uomo nel corso del tempo ha stravolto anche il significato e il senso dell’Amore, trasformandolo in un amore di non felicità, in un amore di “avere” principalmente e “dare” se avanza tempo o come atto di superiorità. L’Amore è donare, punto. Non esistono altre forme d’Amore. Dio ci ha amato e ci ama e ci ha donato la vita e non ci ha chiesto nulla in cambio, Madre Terra ci ama e ci ha donato i suoi frutti e non ci ha chiesto nulla in cambio. Tornare ad Amare, questa è la missione. La crescita passa attraverso questo. Crescere significa evolvere, evolvere verso il Padre e dare il nostro contributo verso l’evoluzione del mondo intero. La prima tappa è rivolta verso noi stessi. Questo è il primo passo, se vogliamo il più difficile e il più semplice nello stesso tempo. La ricerca della felicità e del senso della vita non è cercare in ogni angolo del mondo un qualcosa che possa illuminarci. L’unico viaggio che vale realmente la pena di fare è quello verso quel mondo ancora così inesplorato ma immenso e ricco di sorpresa che vive dentro di noi. Bisogna cambiare prospettiva per poter vedere che la vita è diversa da ciò che appare. Appare, appunto. Un qualcosa che appare non significa che sia realtà. Ciò che appare è pura illusione. E’ come viviamo questa illusione che crea la nostra realtà, ma sarà comunque una realtà illusoria. La sola verità è quella che vive dentro di noi. Quella verità che sentiamo chiamare, a volte gridare e disperare perché pur cercandola, non ci accorgiamo che la cerchiamo nel posto sbagliato. Rivolgere l’attenzione al mondo che vive dentro di noi è il primo passo verso la Spiritualità. E’ il viaggio che siamo chiamati a fare. Il mondo che vorremmo, vive già dentro di noi. Vuole solo essere scoperto e allora, solo allora potrà essere visibile e divenire il seme per il mondo che insieme ai nostri fratelli vorremo vivere.

lunedì 2 marzo 2009

Sentieri nella Luce.
Questo è il titolo che ho scelto per il mio blog.
Ognuno di noi compie un viaggio. È il viaggio che compie ogni giorno da quando è nato fin quando, giunto in fondo alla strada, tornerà a Casa. Il mio viaggio lo percorro sui sentieri della vita. Lontano dal rumore e dal caos della società, cerco la conoscenza, la mia identità, il mio posto all’interno del grande schema della vita. Non mi sono mai sentito pienamente parte di questa società. Pur vivendola l’ho sempre vista con distacco, come un qualche cosa che sta fuori da me e che io osservo ma è come se non ci fossi. Non mi rappresenta. La società corre in mille direzioni ma non va da nessuna parte. Si affanna per sopravvivere ma non vive. Produce per consumare e distrugge tutto quello che non produce. Lotta per conquistarsi un’identità, un valore, uno status simbol ma si confonde sempre più dentro se stessa. Dentro di me ho sempre sentito un’esigenza diversa da quella che comunemente l’uomo vive. Pur avendo vissuto le regole della società non ho mai trovato soddisfazione o una realizzazione per la quale potessi dire di sentirmi vivo. Non sapevo chi ero e non avevo idee di cosa avrei fatto nel corso degli anni. Quando mi posi la domanda su cosa fosse la vita, realizzai che la vita ero proprio io, come lo è ognuno di noi. L’unica cosa che a quel punto potevo fare per vivere era quella di conoscere me stesso e avrei conosciuto la vita. Esiste un universo dentro di noi, è l’unica realtà esistente, tutto il resto è illusione. L’unico modo di vivere la vita è essere.
Percorro i sentieri perché nel loro procedere lento, sinuoso, dolce, leggero, calmo, armonico, vivo e assaporo le mille sfumature di una vita che altrimenti rimarrebbero sconosciute. La Luce è ciò che mi illumina il cammino, che sottolinea le note, le fragranze, le tonalità, insegnandoti a conoscerle e a nutrirsi di loro. Conoscere significa crescere. C’è un sacco di vita dentro e attorno a noi che aspetta di essere vissuta, sognata, creata. La Luce stessa è vita che crea…è Dio. Dio è in noi.
Si, ho scelto di utilizzare internet come mezzo di comunicazione. Non so se sia una scelta giusta. Vorrei però che quanto vivo possa essere condiviso perché altri possano conoscere la Luce, anime alla ricerca della loro strada, anime che cercano il loro cammino su Madre Terra. È giunto il momento anche per loro di cominciare a destarsi dal sonno che le avvolge e iniziare il loro viaggio verso la realizzazione di se stessi, verso la Serenità, verso la Pace, verso la Felicità, verso l’Amore.
Non sono un guru, un prete, un “maestro”, un “avatar” o qualsiasi altra cosa possa venire in mente. Sono un’anima come tutti voi che ha intrapreso il cammino della Crescita Spirituale. La Luce illumina il mio cammino nel mio viaggio alla ricerca dell’infinito e meraviglioso mondo che vive dentro di me.
Questo sarà il luogo in cui metterò a disposizione la mia esperienza, la mia conoscenza, il mio aiuto, il mio Amore, a quanti sentiranno la voglia di mettersi in cammino, a quanti sentiranno l’impulso di conoscere, di apprendere, a quanti coloro sentono che esiste una verità dentro di se che non è quella che vivono. Questo blog è per tutte queste anime, con la certezza che nella Luce troveranno il loro sentiero.

Che la Luce e l’Amore di Dio Padre sia sempre con tutti voi e che possa illuminare il vostro cammino come ha fatto con me. AMEN

Il Viaggio...

Un’avventura…un viaggio…
luoghi ancora sconosciuti…affascinanti…bellissimi…
colmi di colori…calore…sensazioni mai provate…
alla ricerca di un tesoro…della felicità…dell’appagamento personale…
sentirsi unici…
e nello stesso tempo in sintonia con tutte le cose…


…ma non è per tutti…non tutti possono…
non tutti hanno la capacità…
la forza…il coraggio…
mettersi in gioco è facile…ma solo a parole…
chi è in grado di farlo realmente?…
chi non abbandonerà alla prima difficoltà?…
Chi riuscirà a superare le proprie paure?…
Oh si…proprio le paure che non vogliamo affrontare…
non è per tutti…
…e il coraggio non basta.


E’ un viaggio…è un’avventura…nel posto meno esplorato che si conosca…
Non è il Tibet, non è l’Hymalaya…
non è nessuna isola sperduta…
non è una foresta incontaminata…

E’ il viaggio…
l’unico viaggio per cui vale la pena partire…
E’ l’avventura…
l’unica avventura da vivere realmente come protagonista…

E’ esplorare, è conoscere, è vivere, è essere…quell’immenso e meraviglioso luogo che vive dentro di noi.